Hotel Bellariva - Pescara

Castello di Nocciano
 

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Itinerario 3 : Eremi.

Prima regione a ricevere la cristianizzazione data la vicinanza con Roma, l’Abruzzo ha custodito perfettamente grazie alla sua vegetazione selvaggia quasi cento eremi sparsi tra la Maiella e il Gran Sasso.
Consigliamo questa escursione a chi vuole conoscere la Maiella (foto 1), da sempre considerata “la montagna madre” dagli abruzzesi grazie alla conformazione delle sue rocce che ricordano la forma di una donna.
Il paesaggio aspro e selvaggio ospita gli eremi più suggestivi.


EREMO DI SANTO SPIRITO

Partendo da Pescara si raggiunge in mezz’ora d’auto il paese di Roccamorice e da qui solo pochi chilometri per arrivare all’eremo di Santo Spirito (foto 2), il più famoso della Maiella.
Incastonato nella roccia la costruzione ha subito varie trasformazioni nei secoli ma si ipotizza la sua origine intorno al Mille.
Pietro da Morrone vi giunse nell’anno 1246 e vi rimase per circa 50 anni.
Dopo un periodo di abbandono riprese vita alla fine del’500 grazie al monaco Pietro Cantucci che vi costruì una più comoda via d’accesso: la Scala Santa interamente scavata nella roccia.
Attualmente l’eremo presenta la Chiesa (foto3) , la sagrestia e un’ala abitativa distribuita su due piani.Al piano superiore troviamo la foresteria, la Scala Santa, l’oratorio della Maddalena (foto 4) e due balconate scavate nella roccia.

EREMO DI SAN BARTOLOMEO IN LEGIO

Dopo pochi chilometri da Santo Spirito troviamo il suggestivo Eremo di San Bartolomeo in Legio (foto 5).
La costruzione interamente scavata in un costone di roccia si raggiunge dopo una breve passeggiata (foto 6) tra la ricca vegetazione della Maiella.
Anche questo eremo come santo Spirito è datato intorno al Mille.
Qui Pietro da Morrone (Celestino V) vi dimorò per anni (dal 1242 al 1293).
Si accede da una Scala Santa (foto7) scavata nella roccia, si percorre una balconata rocciosa fino alla piccola chiesa (foto 8).
Dalla balconata è possibile ammirare il torrente Capo Lavino e la “forma” della sorgente da cui sgorga l’acqua santa. La leggenda narra di come San Bartolomeo per scacciare il Diavolo spaccò con il catenaccio a cui era attaccata la chiave dell’eremo la roccia e dalla frattura uscì acqua; oggi è possibile riconoscere dall’alto la forma di una chiave (foto 9) proprio dove sgorga la sorgente.

LE CAPANNE IN PIETRA

Risalendo fino a Mammarosa, proseguiamo l’escursione visitando le capanne in pietra.
In questa zona troviamo prima Colle Civita (foto 10) e poi il complesso del La Valletta (foto 11).
Le capanne sono delle costruzioni in pietra datate fine’800 – prima metà del ‘900. Erano dei rifugi costruiti e utilizzati dai contadini per ripararsi durante la stagione di lavoro.
La particolarità di queste costruzioni è proprio nella povertà dei materiali, le capanne infatti sono fatte unicamente di pietre, incastonate ingegnosamente senza collanti, sfruttando la loro forma e lo sbalzo tra l’una e l’altra.
I due complessi di Passo Lanciano mostrano che spesso quelli che dovevano essere semplici rifugi temporanei si trasformavano in veri e propri villaggi. Ogni capanna aveva il camino, assi per sostenere diversi giacigli e le diversi ambienti per separare le pecore prima e dopo la mungitura.


Maiella


Church of S.Spirito


Church of S.Spirito


Church of S.Bartolomeo


Church of S.Bartolomeo


Capannina


Valletta